Patriziato di Bellinzona

Riunisce 740 cittadini patrizi, appartenenti a 430 fuochi di vecchie famiglie di Bellinzona. Il Patriziato di Bellinzona si riunisce in assemblea due volte l’anno: in aprile per l’approvazione del Consuntivo, in dicembre per l’approvazione del Preventivo. Il Patriziato di Bellinzona è proprietario della Sala Patriziale, al primo piano di Palazzo Civico a Bellinzona.

Indirizzo e Contatto

Patriziato di Bellinzona
6501 Bellinzona
Casella postale 1478
fondazionepatriziato@gmail.com

Ufficio patriziale di Bellinzona, 2017-2021

Presidente: Barbara Tatti-Bellotti
Vicepresidente: Silvano Tognacca
Segretario contabile: Carlo Chicherio
Membri: Graziano Lavizzari, Franco Ghiringhelli e Manuel Bonzanigo
Supplenti: Gianna Borsa e Marino Jauch

Araldica

Stemmi e descrizioni delle famiglie patrizie di Bellinzona.

Antognini (1765)

Secondo un loro memoriale del 1865 sono di origine milanese; lasciata la città per la peste, andarono ad Angera, da dove nel 1630 si trasferirono a Vairano nel Gambarogno, dove comincia la loro storia nei nostri paesi. A noi vengono da Gudo; la data del patriziato può essere da anticipare, in quanto appare da una ripartizione dell’onoranza versata e tali conti avvenivano talora dopo qualche anno.

Bacilieri (1681)

Provengono da Locarno, dove erano iscritti nella Corporazione dei Borghesi; erano forse originari del Monferrato. In Bellinzona acquistano importanza grazie specialmente ai Molo Sermaino e ottengono il patriziato con G.B. Bacilieri e figli il 27 aprile 1681 secondo pergamena in possesso della famiglia in Locarno. Una famiglia si stabilì al Dragonato e diede l’ultimo sindaco di Ravecchia, Luigi, sino al 1908, come ricorda una scritta sulla sua casa, ed anche la via ne ebbe il nome.

Bianchi da Velate, detti poi Borreti (1463)

Vengono dal Varesotto e appartengono a cospicua famiglia della nobiltà lombarda. Capostipite in Bellinzona é Pietro nel 1463 soprannominato Borretus, soprannome che rimane poi in famiglia; moglie Biagina Molo. Continuano per circa 2 secoli. Il nome si estingue in Bellinzona nel 1551 e si sviluppa nel Sottoceneri.

Bonzanigo (1454)

Sono documentati in Bellinzona nel 1454 con qualche possibile retroattività di non molti anni. Provengono dalla terricciuola di Bonzanigo (ora Mezzegra) sul lago di Como, donde presero il nome e compaiono a Bellinzona durante la crisi delle guerre della Repubblica Ambrosiana. Fulgenzio (1842/1911) ingegnere, come altri Bonzanigo, promosse la introduzione della luce elettrica, il viale della Stazione, la Galleria dei Benedettini, l’Officina delle Ferrovie Federali, la Scuola di Commercio. Ebbero incarichi politici di primo piano nel Cantone.

Borghi (Codeborgo o Borgo – 1275)

Ai nostri Codeborgo va attribuita un origine unitaria, sin presso al 1200; Mino il Ferraro ( fabbro) forse è vissuto tra il 1275 e il 1350 circa e aveva la sua officina in una via della città chiamata Codeborgo, donde presero il cognome i suoi discendenti. La famiglia fu sempre in primo piano nelle magistrature locali e furono commissari ducali in Blenio. Famiglia notarile da cui uscirono sacerdoti, militari e magistrati sotto i duchi di Milano e sotto i 3 Cantoni sovrani.

Borsa (1607)

Ebbe il vicinato con atto del novembre 1607 rogato dal cancelliere Giovanni Antonio Ghiringhelli, a favore di Gaspare Borsa di san Lorenzo (Porlezza), nato a Milano.

Bruni (1629)

Provengono da Dangio. In Bellinzona cominciano ad essere documentati proprio ai primordi del Baliaggio, con altri bleniesi. Com’è tradizionale vanto bleniese, vari Bruni emergono come albergatori. Il loro capostipite fu Giovanni, vissuto tra il 1470 e il 1540; del quale le notizie dirette sono scarse. Nel 1629 ottennero il patriziato del borgo, anche per benemerenze durante la peste; avevano già ottenuto quello di Carasso nel 1624. Diedero un bel numero di sacerdoti, ma anche notai, medici e militari (servizio militare estero, specialmente in Olanda).

Caratti (da Carate – 1400)

I nostri provengono da Carate Lario, col qual paese eravamo in relazione attraverso il San Jorio; non è però escluso che possano venire da Carate Brianza. Son qui dai tempi di Arbedo con un Pietro da Carate che teneva macelleria in principio di contrada Caminata, proprio contro il campanile, già morto nel 1425. Municipali sin dal principio, danno notai, sacerdoti, medici. Il ramo principale si estingue nei Magoria che tornano a Locarno; un altro ancora nel 1832 abitava a Milano e aveva casa in Bellinzona, ed era Borgo-Caratti. Si distinsero nel servizio militare estero e fra essi figura il colonnello Giuseppe Caratti, del reggimento Reding, al servizio di Spagna. Altro ramo con Marta Marianna nel 1903 si è estinto nei Tatti.

Chicherio (1501)

Famiglia documentata a Bellinzona con sicurezza e senza interruzioni dal maggio 1501 con Pietro, senza paternità e origine. Tardivamente si dissero provenienti da Genova e si allacciarono alla nobile famiglia Ceccheria, estintasi in Genova tra il 1528 e il 1634. Persone e famiglie genovesi un po’ in tutti i tempi sono venute a Bellinzona e parecchie appaiono già nel ‘400, ed è possibile che siano venuti così anche i Chicherio; ma, come osservato per i Bonzanigo, una diretta discendenza resta da individuare. I Chicherio salgono rapidamente in considerazione e importanza: danno 2 arcipreti, 3 cavalieri aurati, ottengono la cittadinanza urana, si distinguono poi nel servizio militare estero e nelle magistrature. Ne derivano i Chicherio-Sereni e i Chicherio-Scalabrini.

Cislago o Cistelaghi (1400)

Provengono dal lago di Varese; grandi mugnai e prestinai nel 1400 e oltre; un ramo ebbe l’albergo della Cervia, mulini a Giubiasco, terreni detti Giardini dei Cislaghi a ridosso del Dragonato dove avevano una villa. Ebbero titoli nobiliari, furono cavalieri dello Speron d’ Oro, forse anche come merito di albergatori verso i personaggi in transito. 2 fratelli si fecero gesuiti e lasciarono ancora viventi i loro beni perché servissero a far tornare i Gesuiti a Bellinzona. Da Bellinzona sono scomparsi da circa 200 anni.

Clerici (1540)

Provenienti da Como, avevano cercato di stabilirsi a Lugano, ma con una moglie Bonzanigo si stabilirono poi a Bellinzona. Diede notai e dazieri. I Clerici si sono trasferiti a Milano nel secolo scorso.

Codelaghi (1660)

Provengono da Varese. Si estinsero col canonico don Roberto e il fratello scultore, qualche decina d’anni fa. Fu prolifica di ecclesiastici. (Armoriale Ticinese)

Cusa (1200)

Sette secoli di non mai interrotto patriziato bellinzonese costituiscono per i Cusa un primato memorando; essi furono sempre partecipi alle attività cittadine, sempre sulla breccia e vieppiù nei frangenti più difficili. È la più antica famiglia prettamente bellinzonese e dal suo cognome Cusa, pari a scoiattolo in dialetto (cüs), che pure orna il suo stemma ho tratto scherzosamente un nesso col Noseto, l’antichissimo centro del nostro Borgo. I Cusa figurano nel primo Consiglio bellinzonese noto, (1307) e la famiglia ha sin dal principio una posizione notevole. Furono notai, anche segretari comunali e diedero ufficiali al servizio di Spagna e un ramo vi rimase col matrimonio di una spagnola. È molto noto il colonnello Marco Cusa, che servì in Francia Napoleone e poi il re e rientrò nel Ticino stabilendosi a Locarno poiché aveva sposato una Orelli.

De Falchi (1356)

Provenienti da Milano, han dato una sequela di notai: notaio principe fu Giovanolo de Falchis che lo fu per 60 anni e dovette lasciar l’arte per decrepitezza. Scompare sul finire del 1500, ma c’è ancora nei vicini del 1587.

Della Scala (1471)

Sono da segnalare a motivo di Dante; io oso, anche se nessuno ne è convinto, sostenere che i Della Scala venuti via da Verona e rifugiatisi in Lombardia per l’invadenza diremmo oggi dell’imperialismo di Venezia, vennero nei nostri paesi (Biasca, Bellinzona e nella Mesolcina) e fecero un po’ di andirivieni. Esercitavano la sartoria. Era scomparsa già nel 1550. (Armoriale Ticinese)

De Origoni – Origoni (1471)

Incerta ne è l’origine; da una scultura bellinzonese risultano di Biumo Inferiore (Varese) e forse son questi. Figurano poi a Gorduno e Arbedo a Giubiasco e a Cadenazzo. Tengono beni feudali vescovili di Como; probabili omonimie o quasi , che si sono unificate. Si imparentarono con i Fedele; istituirono un canonicato Origoni, che passò poi nei Fedele. Tumulo gentilizio in Collegiata.

Fedele (1313)

Derivano probabilmente da Arbedo, dove è citato nel 1313 un Giovanni de Fedele e un Silvestro vi è console nel 1457. Il cognome deriverebbe dalla loro fedeltà ai Visconti e il loro arrivo nel bellinzonese, a quando i Visconti furono sopraffatti dai Torriani. I Fedele in Bellinzona appaiono in vari documenti e si imparentarono con gli Origoni che nel 1684 istituivano un canonicato e ne godeva nel 1904 don Cornelio Fedele. I Fedele sono numerosi e robusti ancor oggi, anche a Locarno.

Fratecolla (1783)

Nel 1650 compare un Matteo del Monico del Fratecolla, in Montecarasso, che conferma etimologia e origine; son vicini di Sementina nel 1674 e lo diventano poi di Bellinzona: diede un arciprete e ultimamente un segretario comunale.

Gabuzzi (1530)

Originari probabilmente dalla Val Bedretto, iniziano la loro ascesa bellinzonese con Antonio parroco a Carasso e il fratello Battista mastro falegname, arte che durò a lungo in alcuni rami; quello stabilitosi a Sementina ebbe anzi il soprannome di Fabrighetti. Famiglia di notai, di medici, di sacerdoti. Parecchi membri detennero le cariche di fiscale e di vario di giustizia del Baliaggio di Bellinzona. (Armoriale Ticinese)

Da Gerenzano (1339)

Compare in quell’ anno Cabriolo di Pagano da Gerenzano (Varese); danno membri del Consiglio, uno dei quali firma la pace di Arbedo nel 1426. Scompaiono dopo il 1566. Furono, ai loro tempi, di importanza.

Ghiringhelli (1417)

Le famiglie possono essere più di una, stando al nome del luogo; nel Borgo compaiono con l’arciprete Paganino dei Ghiringhelli (1417/ 1464) e tal cognome apparirà un po’ in tutte le vicende bellinzonesi. Lo vediamo negli ultimi periodi del ducato, lo vediamo durante il balivato, quando riescono a tenersi in via ereditaria la carica di cancellieri. Alcuni si dicono da Caronno (Varesotto), altri da Milano. E vediamo il loro cognome primeggiare anche agli albori della nostra indipendenza e poi nelle nostre magistrature. La famiglia è tuttora fiorente, mentre il ramo dei cancellieri si è estinto con Lodovica in Chicherio, Maddalena in Varrone e Giuseppa in Paganini. È da ricordare il benedettino Paolo Ghiringhelli, che scrisse di vari argomenti, una descrizione topografica e statistica del Cantone, recentemente pubblicata a cura di Antonio Galli e il pedagogo canonico Giuseppe Ghiringhelli.

Ghisler

Famiglia di magistrati di Uri. Carlo Francesco, podestà e commissario di Bellinzona, sposa nel 1796 una Taragnoli; Giuseppe nato nel 1794 viene accolto nel patriziato nel 1830 e sposa una Meschini di Magadino, ove continua la discendenza.

Gorla (1560)

Tiene il nome dal paese di Gorla donde venne con Gian Giacomo fu Girolamo; famiglia di pittori nota anche coi figli Bartolomeo Alessandro e Gerolamo. Esistono tuttora loro opere, non sempre accertate; un ciclo di pitture in S. Pietro di Biasca. In Bellinzona molto fu distrutto. Gian Giacomo lavorava con Domenico Pozzi nel 1580 alla cappella del Rosario in Collegiata, ma nulla rimase. Anche nella chiesetta di Loreto, che fu distrutta. Ci sono curiose connessioni con la famosa attrice Marchesina dei Gorla, attrice per Molière, Racine, ecc. in Francia, forse dei nostri, e ne ho scritto in VIII/150.

Jauch

Famiglia di Uri; appaiono già nel 1701. Giuseppe, abitante a Giubiasco, ottiene il patriziato il 10 dicembre 1816. Ancora nel 1830 il figlio Francesco doveva insistere per il suo riconoscimento. Ne saranno premiati con un sindaco Giovanni. La famiglia, fra le prime in Uri, aveva dato funzionari benemeriti nel Ticino negli anni 1798/1803.

Lavizzari (1500)

Potrebbe aver origine da un Pietro di val Lavizzara, usciere del Comune nel 1439. Altre famiglie Lavizzari hanno origine da Como, ma sembra sian rimaste nel Sottoceneri. Si imparentarono con le migliori famiglie e hanno sepolcro gentilizio in Collegiata. Nel 1592 i Lavizzari protestano e scrivono al Consiglio che vogliono essere considerati per veri et antiqui vicini. Giuseppe Antonio nel 1722 emigra in America.

Lussi

Famiglia di Stans, furono frequentemente nel presidio del castello di Sasso Corbaro sin dagli inizi del 1600.

Magoria (1400)

Sono uno dei principali rami dei capitani e nobili di Locarno; si sono trasferiti a Bellinzona in conseguenza di parentadi e proprietà. Erano anche capitani di Gnosca e Claro. Il primo qui stabilitosi fu Donato, che aveva relazione coi Sacco e fu intermediario tra Milano e i Sacco nelle trattative per la restituzione di Bellinzona occupata dai Sacco, trattative che durarono dal 1404 al 1408. Elisabetta sposò Bernardino Molo e da loro discende il ramo dei Molo-Magoria. Diedero sacerdoti, notai, un sindaco. I Magoria in Bellinzona si estinsero e tornarono a Locarno, recentemente.

Mandelli

Famiglia di Bellinzona oriunda di Mandello comasco, resasi altamente benemerita per le fondazioni religiose a cui diede origine. Compare col discretus vir ser Albertinus de mandello, vissuto dal 1300 al 1370 circa, municipale. Egli ebbe i figli Giovanolo, arciprete di Bellinzona dal 1385 al 1397 e ser Petrolo, municipale negli anni 1394-1398. Ambedue fondarono sotto i vocaboli dei beati Pietro e Stefano la Collegiata di Bellinzona. Il cognome scompare dagli annali del borgo prima del 1630.

Mariotti (1786)

Venuti da Dido nel locarnese e verzaschese, Antonio soprannominato il Galletto si stabilisce a Gnosca, e tra i suoi discendenti ci saranno poi i Mariotti, che da Gnosca scendono a Bellinzona. Sono di probabile origine longobarda, ma a Gnosca i cognomi son piuttosto soprannomi che cambian persino ad ogni generazione, e vi sono discendenti di Orelli. Il soprannome spiega il gallo del loro stemma. Giovanni, di Giuseppe e Agostina Cusa, fu consigliere di Stato e sindaco di Bellinzona. I Mariotti avevano una loro villa e chiesuola dedicata alla Madonna di Re, che furono distrutte per l’allargamento della stazione merci, ma furono ricostruite: attualmente la villa a Pedemonte è diventata un istituto benefico.

Molo (1347)

Il primo documento sicuro della presenza dei Molo in Bellinzona risale al 20 gennaio 1347; non che la famiglia ci fosse soltanto allora, tutt’altro: subito i documenti dimostrano una sostanza e un’attività molteplice, e si dovrebbe forse risalire un secolo addietro. Questo casato è la spina dorsale della vita bellinzonese da mezzo il 1300 a tutt’oggi: ne fiorirono a un tempo oltre una ventina di famiglie, neppur più in parentela tra loro, e ciascun ramo ebbe a rappresentare tutte le gradazioni sociali. Una serie di soprannomi aiutò variamente nei tempi a distinguere i vari gruppi; non mai, però come in altre famiglie, soffocando il cognome prototipo, prova di robusta e tenace compagine, degna di una Gens Romana, come pretendevano di discendere. Essi vengono a noi da Menaggio, compaiono sul lago di Como già nel 1083. I Molo appaiono anche a Como e altri punti del lago; i Giulini, di Mezzagra, hanno stemma identico ai Molo. Nel 1495 Bernardo era arciprete di Menaggio. Come abbiamo detto si distinguono con soprannomi: Molo del Busne o Busnino, del Negro, del Lancellotto, del Raffaele, del Vicario, ecc. poi Molo-Sacchetti, Molo Spolino, Molo-Magoria, Molo-Pusterla, ecc. Presenta ancor oggi il numero di fuochi più numeroso. Hanno dato sacerdoti, notai, magistrati e in particolare: 2 vescovi, il cancelliere ducale Giovanni, il segretario del Consiglio Segreto ducale Bernardino. In patria si sono distinti numerosi Molo, e troviamo quel nome un po` in tutte le vicende locali, sino ai nostri giorni.

Muggiasca (1422)

Compaiono ai tempi della battaglia di Arbedo; sotto il dominio dei Sacco abbiamo molti comaschi che rimangono anche sotto gli svizzeri. I Muggiasca sono una famiglia di grandi mercanti e imprenditori di Como, del 1400. In Bellinzona, il primo è un Lorenzo, il cui figlio Ambrogio è in Consiglio e morendo nel 1432 è sostituito dal figlio Andrea. Avevano una specie di primato nel commercio di drapperie e sete. Ma son soprattutto noti per aver impiantato le ferriere in Valle Morobbia, dandovi gran sviluppo, dalle quali ebbero notevoli benefici. Il ramo del Borgo si estinse con Nicolao marito di Gerolama Molo, nel 1683. I Muggiasca di Biasca, han preso anche loro il cognome dal luogo di origine, frazione del comune di Vendrogno, nel bacino del Lario, ma avevano altro cognome e non appartengono a questa famiglia. Ne sono invece discendenti i Muggiasca di Daro, che ne erano vicini. Un ramo trasferitosi a Milano, ebbe riconosciuta la nobiltà.

Nadi (1431)

Oriundi di Como, vennero nel luganese perchè ivi investiti di beni feudali; a noi vengono appunto da Lugano. Girardolo del Nado è consigliere nel 1431 ed è detto figlio del fu Antonio di Lugano. È noto e benemerito per la sua cospicua donazione all’Ospedale di san Giovanni e non avendo discendenza, nel 1440 si ritira con la moglie Domeneghina, a vita semi religiosa e di beneficienza presso l’ospedale , dopo aver fondato ed essere stato priore della Confraternita di S. Marta. I Nadi bellinzonesi e locarnesi discendono tutti dal fratello Maynolo, che aveva beni alla Guasta e parecchi figlioli, ma in Locarno perdono il cognome e diventano appunto Mainoli e vi gestiscono macellerie. I Nadi compaiono spesso nell’ amministrazione dell’ospedale, danno un arciprete e membri delle magistrature locali. Fu supposta una loro origine dalla Spagna ma mai provata.

Neuroni (1471)

Diventa patrizio Antonio di Ambrogio; notevole il notaio Giovan Martino. Sono vicini di Cadenazzo nel 1643. Provenivano dal lago di Lugano. Antica famiglia notarile di Riva San Vitale, cognominata dapprima Nuvironi, poi Nuyroni, indi Nebuloni e finalmente Neuroni, mentovata già nel 1290, propagatasi a Lugano. I Neuroni ebbero ramificazioni estinte a Bellinzona, Cadenazzo, Melide, Pazzallo e Gentilino. (seconda parte: estratto dall’ Armoriale ticinese Lienhard-Riva pagina 298)

Paganini (1329)

Si chiamano dapprima dal villaggio di origine comasco: Paganus de Cazanore de Cumis; poi lasciano prevalere dal loro avo il Paganini, che si mantengono e mescolano ancora nel 1600, sinché diventa stabile. Diede notai, sacerdoti e funzionari locali. Furono albergatori. Un ramo ebbe la cittadinanza milanese nel 1498. Diedero vari ufficiali al servizio di Spagna, come le altre famiglie del Borgo. Ultimo del nome, scomparso nel 1918 era il colonnello federale Severino, la cui vedova Flora nata Rè fondò un Ricovero per anziani Paganini-Rè che perpetua il loro nome.

Patteri e Pantera (1510)

Cognomi scomparsi che devono riferirsi allo stesso casato; i Patteri vennero da Como intorno al 1510 o anche prima. Son farmacisti e notai e si imparentano coi patrizi e coi Molo. Può sembrare arbitrario ammettere la trasformazione del cognome in Pantera, quando a mezzo il seicento scompaiono i primi e appaiono i secondi, ma in un atto 1629/1637 copia del cancelliere comunale, da rogiti del notaio Matteo Paterium, il cancelliere intesta Panthera e lo stesso Matteo nel 1676 si firma così. Nel 1849 l’ultimo, il canonico Giovanni Francesco Pantera muore e il casato si estingue nel Borgo.

Pedotti (1700)

Vengono da Varese, con qualche indizio di preesistenza qui, nel 1700. Nel 1799 l’arciprete battezza una bimba Molo e ne è padrino il luogotenente militare Antonio Pedotti del fu sig. Andrea da Varese, abitante a Bellinzona. Il tenente era al servizio di Spagna ed è più volte padrino, anche per procura, ancora nel 1803. È ricordato in modo particolare il dott. Federico Pedotti (1861/ 1937) ottimo medico e sindaco della Città.

Peretti e Abiate (1347)

Nel 1574 alcuni rogiti indicano soprannomi o cognomi abbondanti circa queste due famiglie, da dimostrarle famiglia unica in origine; continuano per secoli. A Roma, proprio al tempo di Papa Peretti (Sisto V) c’era il medico Nicolao Peretti originario del nostro Borgo.

Pessi Pessa, detti Buerini

Famiglia originaria della Verzasca, accolta nella vicinia di Bellinzona nel 1629, che a partire dal 1700 circa ebbe il suo tumulo nella chiesa San Biagio di Ravecchia. (Estratto dall’Armoriale ticinese Lienhard-Riva pag. 334)

Pini (1841)

Provenienti da Cadregate nel Comasco nella persona di Domenico; si hanno famiglie omonime nel bacino del Lario e nel Sottoceneri. Il cognome esiste anche ad Airolo, di probabile origine locale. Alcuni rami sono stati accolti nella cittadinanza di Uri.

Porta

Pusterla (1457)

Si sono infiltrati varie volte prima che un loro ramo importante si stabilisse a Bellinzona; eran di Milano e Tradate e di ceto feudale. Divennero nostri patrizi a mezzo il ‘400 ancor prima che prendessero a stabilirvisi, in modo così onorevole e unico, che potrebbero andarne lieti e alteri ancor oggi; il 4 agosto 1457 il Borgo concedeva l’uso della sua arma a Branda Pusterla, commissario del Borgo. Ebbero matrimoni coi Codeborgo; tenevano cave a Castione. Nel 1576 il nobile Gaspare Pusterla ottiene la cittadinanza urana. Si estinguono nei Molo che assumeranno il cognome Molo-Pusterla, 1796. Famiglia originaria da Tradate di ceto feudale.

Rusca e Rusconi (1200)

Tra le famiglie del 1200 il cognome che si fa avanti per primo, già con più famiglie, è il cognome Rusconi e Rusca, che spesso ritroveremo. Probabilmente è una famiglia autoctona che dal bellinzonese, dopo secoli, sono andati a Como (e non viceversa), dopo esser saliti in ricchezza e potenza. Essi hanno il nome dalla rusca perché hanno avuto il monopolio del commercio della rusca intorno al tempo degli Ottoni e dopo. Tal commercio era importantissimo perché tutta la conciatura delle pelli ne richiedevano lo sviluppo ed era in mano a famiglie indigene. I Rusconi dal bellinzonese in giù sino a Como avevano messo una infinità di empori e punti di appoggio. Quando diventarono ricchi e potenti, divennero capi-partito. I Rusconi non devono essere tanto apprezzati da un punto di vista nobiliare feudale, quanto perché in realtà ebbero una potenza di fatto che dipese da motivi economici e politici. I vari rami bellinzonesi diedero 2 arcipreti, sei cavalieri aurati, un sindaco, caitani al servizio di Francia e di Spagna, il prefetto del Cantone di Bellinzona, funzionari in ogni epoca.

Sacco o Sacchi (Mesolcina)

Abitarono a Bellinzona in più riprese, membri dei Sacco, signori di Mesolcina, che riuscirono anche, per pochi anni, ad essere signori di Bellinzona. Dei Sacco vennero però anche da altre parti e i loro nomi si confusero; i Sacchi attuali, vengono da Lodrino. Altri non ebbero una diretta derivazione dei Sacco mesolcinesi, in quanto derivano dai Cappo di Castione, famiglia che sembra però derivata dai Sacco. Agli inizi del Cantone diedero Carlo Sacchi, particolarmente benemerito nelle magistrature. Ebbero sacerdoti, notai, un cancelliere; il can. Carlo Francesco fondò l’Asilo infantile della città.

Salvanio (1400)

Vengono dalla Mesolcina (Roveredo Grigioni), nella scia dei Sacco, durante la loro signoria su Bellinzona. Giovanolo nel 1409 è podestà di Bellinzona, evidentemente per loro, pur non essendo mai detto. Si imparentano poi in Bellinzona, come anche coi Sacco, esercitano il notariato, entrano nel Consiglio nel 1453. Si estinguono nel 1750 coi figli di Carlo e Elisabetta Molo.

Schlee

Sereni (1600)

Prendono il nome dal borgo di Seregno donde vennero. Giovan Pietro è sepolto in Collegiata nel 1648; il figlio Lodovico è luogotenente, altri sono fiscali, deputati del Borgo, notai. Fondano un beneficio all’altare di san Carlo. Il capitano Paolo era genero del noto ing. Pietro Morettini del Buco d’Uri, e reclutava soldati per la Spagna, ma ne ebbe noie. Si estinguono nei Chicherio-Sereni di Bellinzona.

Simen

Proviene da Andermatt; diedero l’uomo di Stato, Rinaldo, al quale si è dedicato un monumento. Uomo politico, portato al Governo in conseguenza della rivoluzione del 1890, seppe essere equanime e riportare la normalità.

Socini, anche Soncino (1423)

Deriva da Sozo, socio, e vengono da Roveredo Mesolcina; usciere comunale forse già sotto i Sacco. Danno preti, ma hanno soprattutto laboratori di falegnameria. Nel 1500 un ramo emigra a Basilea, di diretta derivazione dai nostri. A Basilea i Socini entrarono in relazione coi famosi Socini di Siena, e se ne ritennero una diramazione; il che resta da dimostrare.

Somazzi (1446)

Famiglia diffusa nel Sottoceneri in vari rami, senza che appaia un ceppo unitario; qualche ramo può derivare dalla nostra. Citati una prima volta nel 1242, tenutari di beni feudali della Curia di Como, appaiono nel 1446 in Consiglio con Giovanolo, e partecipano per secoli alla vita bellinzonese, sin sule soglie del ‘800; nel 1760 l’ultimo Giovanni, vien infatti sepolto in san Biagio, dove avevano la loro tomba.

Steiner

Famiglia originaria di Svitto, ammessa al patriziato di Bellinzona verso il 1819, era qui già nel 1725 con un Giuseppe imparentato coi Clerici.

Tanner

Famiglia originaria di Altdorf, ottiene il patriziato prima del 1823.

Taragnoli (1566)

Diede vari ecclesiastici, tra cui l’arciprete Giovanni; avevano bella casa con bei portali a Monte Carasso. Si imparentano coi Molo ed altri; Giuseppe fu uno degli ultimi luogotenenti balivali: Interessante il testamento di Giuseppe nel 1767. Diedero un noto pittore.

Tatti (1441)

Sono venuti, direttamente o no, da Varese nella prima metà del ‘400; ci si presentano subito in posizione distinta, ma in tre gruppi, tra i quali non appare legame di parentela. Fondatore e capostipite dei Tatti che prevalsero da noi, è Cristoforo dei Tatti, giureconsulto, vicario, podestà, giudice, notaio e anche commissario speciale e i suoi discendenti partecipano poi continuamente alla vita pubblica sino ad oggi. Avevano case in Caminata vicino alla porta ed anche vicino al campanile delle Ore, nonché beni anche fuori Porta. Il luogotenente Gian Giacomo (morto nel 1638) aveva eretto l’oratorio di san Defendente presso il loro palazzo a Pedevilla, tuttora esistente. Diedero anche colonnelli al servizio di estero, Spagna; particolarmente noto Innocente Tatti (1777 – 1821) che morì in mare nel viaggio di ritorno dalle Americhe alla Spagna.

Tognacca

È un ramo dei Cracco. I Cracco (1400) prendono il nome della località così denominata a Nocca; svariano in altri cognomi: Tognacca, Giovanetti, Bregnoni. Una famiglia Cracco vive a Rouliers in Belgio, ed è venuta talora a Bellinzona conscia della sua origine.

Varrone o Verone (1430)

Provengono da Pallanza e il nome deve derivare dalla valle Verona ossia valle dei verri (cinghiali). Cominciano con Cristoforo, notevole, duraturo e benemerito notaio e segretario comunale del Borgo; dobbiamo a lui molte notizie, sia perché ci sono rimaste molte sue pergamene, sia per quanto ha scritto nei verbali del Comune, dal 1430 in poi. Il figlio e il nipote gli furono poi successori e la segreteria del Comune rimase per cent’anni nei Varrone. Pietro redigerà l’Atto di Dedizione di Bellinzona ai 3 Cantoni. Appaiono poi anche in seguito nelle magistrature locali. Giovanni Varrone fu viceprefetto del Cantone di Bellinzona. Altro Giovanni, segui l’Accademia di Vienna, vi si sposò e divenne pittore di valore. Famiglia colta e notarile, amò mutare il nome di Verone in quello di Varrone, sognando un collegamento con Roma.

Venzi (1692)

Il cognome, è contrazione di Vivenzi da ser Vivenzio che era un Orelli, e vengono da Dongio. Ottengono dapprima il patriziato d’Uri (Altdorf), al quale consegue il nostro. Diedero un arciprete, e luogotenenti e farmacisti. Il nome Tranquillo viene dal nonno Chicherio dal quale discendono anche i Chicherio-Sereni. Tranquillo, notaio e farmacista, fece costruire la facciata in cotto, tuttora esistente, dove aveva la farmacia in via Nosetto. Si estinse nel 1903 (Armoriale ticinese).

Von Mentlen (1573)

Furono per secoli segretari ossia Landscriba, dei cantoni sovrani, dapprima per il loro cantone d’Uri. Si stabilirono a Bellinzona, si imparentarono, divennero cospicui proprietari, furono più volte autorevoli intermediari in conflitti tra sudditi e padroni e si trasmisero l’ufficio di landscriba quasi ereditariamente di padre in figlio. Danno ingegneri e magistrati. Con la morte di Erminio nel 1895 la stirpe si estingue e la madre Valeria nata Bonzanigo, fonda il Ricovero Von Mentlen per bambini orfani e l’infanzia abbandonata, in sua memoria, che ne porta tuttora il cognome e lo conserva ai posteri. Famiglia oriunda di Altdorf, ascritta al patriziato di Bellinzona fra il 1806 e il 1819, che trae le sue origini da Bernhard, mandato ambasciatore urano presso il duca di Milano nel 1426.

Zaccone (1443)

Discende da Simone, oriundo di Pavia, conduttore di cavalli e trasporti nella seconda metà del ‘400, ossia cavallanti e spedizionieri. È citato più volte nelle carte bellinzonesi; dà notai. Si estingue con Bernardino, che aveva seguito gli studi dai Gesuiti nel 1648/50.

Zberg

Ottennero il patriziato nel 1820; avevano avuto inizio da noi con Giovanni Melchiorre, capitano del presidio di Uri. Estinguendosi i discendenti, a fine secolo scorso, fondarono un ingente legato a favore della Collegiata, tuttora esistente.

Zezio (1307)

Compare nella riunione del Consiglio del 1307, viene da Como. Famiglia di aromatari, farmacisti, diede sacerdoti e un arciprete. Ultimo del nome il canonico Fulgenzio morto nel 1868; rami in Castione: di probabile derivazione da questa i Zezzio di Locarno e Ascona. Per oltre un secolo, ebbero quasi in eredità in famiglia, l’incarico di organisti; dapprima Carlo Francesco sui primordi del secolo diciottesimo, poi il figlio Tomaso Antonio e infine Fulgenzio. Malgrado una fioritura di figli maschi, il casato si estingue nel Borgo. Avevan casa in Codeborgo.

Zoppis